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Il Reishi: Fungo dell’immortalità

Ho scelto di aprire la categoria del blog che tratta di salute e natura proprio con il Reishi perchè è un fungo dalle proprietà miracolose, dicono, e ancora in parte poco conosciute.

Cos’è il reishi

Un pò di Storia e Magia orientale sui funghi

Le Credenze occidentali

Le proprietà e l’utilizzo del reishi

Reishi e Diabete di Tipo 2

Reishi e malattie cardiovascolari

Reishi e cancro

Dosi ed Effetti collaterali

 Si tratta di un fungo medicinale di origine cinese, utilizzato da secoli in Cina, Giappone e Corea come elisir di salute e longevità, tanto da meritarsi la fama di “fungo dell’immortalità”. Il suo nome latino utilizzato in botanica è  Ganoderma Lucidum cioè lucido, brillante e si riferisce proprio all’aspetto del fungo, che sembra quasi laccato. 

Ganoderma Lucidum su sfondo bianco

Il Reishi cresce spontaneamente nei boschi, attaccato al tronco delle piante: Quercia, Acero, Betulla, Frassino, Magnolia costituiscono il suo habitat naturale; più raramente lo si trova sulle conifere (Larice, Pino); in oriente lo si trova sugli alberi di prugna. Sono state descritte più di 250 specie di Ganoderma in tutto il mondo, anche se l’utilizzo terapeutico si riferisce di norma alla specie G. Lucidum.

Il Ling zhi (questo è il suo nome cinese) è considerato

il Ganoderma Lucidum: 2015

dalla Medicina Tradizionale Cinese, il rimedio più prezioso. La leggenda orientale lo considera capace di riportare i morti alla vita. Questa pianta dell’immortalità o della resurrezione, ha una storia di utilizzo che risale ad oltre 4.000 anni fa.

Beh! e del resto non c’è da stupirsi che queste leggende così misteriose avessero come protagonista un fungo.

I funghi esercitano da molto un fascino particolare. La comparsa improvvisa, la loro forma singolare, l’odore particolare e la predilezione per i luoghi ombrosi, bui e nascosti li fanno sembrare avvolti dal mistero.


In Occidente il loro fascino è spesso accompagnato da una paura subliminale: i funghi che crescono in circolo vengono definiti, per esempio cerchi magici“. Un tempo si pensava, infatti, che nelle notti di luna piena streghe, fate ed elfi li utilizzassero come piste da ballo. Questi spazi balzano all’occhio, giacché l’erba circostante è morta o al contrario, cresce più rigogliosa.

Miti e leggende : gli “Umett” |


Questa credenza è riportata anche in alcune leggende della Suria, che affermano che la nascita dei funghi sia stata voluta dagli spiriti dei “folletti dei funghi“.

Si parla spesso anche di santi dei funghi: San Pietro, San Vito o Sant’Antonio vagherebbero di notte per i boschi, spargendo i semi dei funghi.
Secondo una leggenda della Slesia: “Pietro ricevette tre dolci, ma ne dette solo uno al Signore. Quando fu sul punto di mangiare di nascosto il secondo dolce, Gesù cominciò a fargli un sacco di domande. Pietro dovette rispondergli e buttò via velocemente i pezzi morsi, finché non ebbe gettato tutto il dolce. Dalle briciole cadute nacquero funghi commestibili. In Asia i funghi sono addirittura venerati.

Alcuni ricercatori etnobotanici sono soliti suddividere le culture umane in micofile (che amano i funghi) e micofobe (che odiano i funghi). I circoli culturali orientali appartengono sicuramente alla prima categoria, mentre noi tenderemmo piuttosto a rientrare nella seconda.
La paura dei funghi, generalmente diffusa in Occidente, non è del tutto giustificata dal momento che i funghi velenosi sono piuttosto rari, sebbene quelli curativi, come il REISHI, rappresentino un’eccezione.


Da secoli alcune di queste piante vengono impiegate a scopo curativo anche nei nostri Paesi. Lo testimonia il fatto che, nel Medioevo, già santa Ildegarda di Bingen (1098-1179) le impiegava per i loro effetti terapeutici: “I funghi che crescono sugli alberi abbattuti e sugli alberi vivi sono buoni e adatti anche come rimedi curativi”, diceva.
Nelle preghiere ci si rivolgeva ai santi per garantirsi un miglior raccolto: “San Vito! Concedici il fungo che viene da lontano: fungo piccolo, fungo grande, mettilo nel mio fascio”.

Nella Medicina Tradizionale Cinese il Reishi viene utilizzato da più di 4000 anni, tant’è che compare nel più antico manuale di medicina cinese del 2800 a.C. “Shen Nong Ben Cao Jing”, la “Divina Materia Medica Classica dell’Agricoltore”. La guida lo colloca tra i dieci rimedi più importanti di “classe superiore”, grazie alla ricchezza di benefici e all’assenza di effetti collaterali.

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La scarsa reperibilità del fungo l’ha reso per molto tempo accessibile solo ai ceti più abbienti. Dagli anni 70, tuttavia, ha iniziato ad essere coltivato con successo anche artificialmente e, a partire dagli anni 80, la produzione è cresciuta esponenzialmente, soprattutto in Cina e negli Stati Uniti – nelle aree tropicali, subtropicali e temperate.

L’estratto secco di Ganoderma Lucidum contiene circa 400 composti bioattivi, tra cui:

  • Triterpenoidi (140 tipi diversi)
  • Polisaccaridi (più di 100 tipi diversi, tra cui betaglucani-utili per il sistema immunitario- e glicoproteine)
  • Nucleotidi e nucleosidi (tra cui l’adenosina, che ha effetto vasodilatatore)
  • Steroli
  • Acidi grassi
  • Proteine/peptidi
  • Minerali (Potassio, Magnesio, Calcio, Zinco, Ferro, Manganese, Rame e il raro Germanio)
    Sono proprio questi componenti (soprattutto i triterpenoidi e i polisaccaridi) i responsabili dei promettenti risultati ottenuti in vitro con questo fungo, che riguardano la sua potenziale azione:
  • Antimicrobica, antivirale (ad esempio verso Herpes e HIV) e antifungina
  • Antinfiammatoria
  • Antistaminica (i recettori per l’istamina sono per esempio responsabili della produzione acida dello stomaco e delle reazioni allergiche)
  • Antipertensiva (per abbassamento dei valori di pressione)
  • Ipolipidemizzante (effetto di abbassamento del colesterolo)
  • Antidiabetica (contro i valori di glicemia elevata, tipici del diabete)
  • Antiossidante (azione di contrasto ai radicali liberi)
  • Antiaging (effetto anti-invecchiamento)
  • Anticancro (effetto anti-tumorale)
  • Immunostimolante (stimolazione del sistema immunitario)

Il Reishi è stato ed è tuttora utilizzato nella medicina popolare cinese e giapponese per il trattamento di

Disturbi del fegato, epatiti croniche – Malattie renali – Ipertensione – Artrite – Insonnia – Bronchite e asma
Ulcera gastrica

Diabete di Tipo2

Sulla base dei risultati di alcuni studi su animali, che hanno evidenziato un effetto ipoglicemizzante e ipolipidemizzante da parte della frazione polisaccaridica del Reishi, è stato condotto uno studio clinico su 71 pazienti con Diabete di Tipo 2: a un gruppo è stato somministrato l’estratto del fungo (1800 mg per 3 volte al giorno), all’altro un placebo. Al termine delle 12 settimane di studio si sono ottenuti miglioramenti significativi nei valori di

emoglobina glicosilata (HbA1c)
glucosio a digiuno e dopo i pasti (glicemia)
insulina a digiuno e dopo i pasti
peptide C (un indice della produzione di insulina endogena)
Non sono stati riportati effetti collaterali degni di nota [10].

D’altro canto, la Cochrane (una rete internazionale no-profit di ricercatori che si occupa di redigere documenti di sintesi su efficacia e sicurezza degli interventi terapeutici) ha effettuato una revisione sui pochi studi clinici con criteri adeguati disponibili in letteratura: secondo questo lavoro non ci sono sufficienti prove scientifiche tali da supportare l’efficacia del Reishi sui pazienti affetti da Diabete di tipo 2, soprattutto per quanto riguarda i fattori di rischio cardiovascolare.

Malattie Cardiovascolari

In uno studio multicentrico, randomizzato e in doppio cieco versus placebo è stato testato l’estratto di Reishi su pazienti con malattia coronarica (CHD): a 88 pazienti è stato somministrato l’estratto, a 82 un placebo. Al termine delle 12 settimane di trattamento sono stati valutati l’elettrocardiogramma, il livello di colesterolo e altri sintomi maggiori, con i seguenti risultati nel gruppo trattato con il fungo:

miglioramento di sintomi quali angina pectoris, palpitazioni, dolori al petto
normalizzazione dell’elettrocardiogramma (anomalie scese dal 74 al 55%)
diminuzione significativa della pressione sanguigna (invariata nel gruppo placebo)
diminuzione significativa dei livelli di colesterolo (invariato nel gruppo placebo)
L’estratto è risultato ben tollerato, senza effetti avversi degni di nota.

Reishi e Cancro

Il Reishi è utilizzato da diversi anni in Cina e Giappone in ambito medico come coadiuvante per supportare la funzione immunitaria in pazienti sottoposti a radio o chemioterapici.

Il meccanismo d’azione evidenziato in vitro riguarda

  • Inibizione della crescita delle cellule tumorali
  • Induzione dell’apoptosi (morte cellulare)
  • Soppressione della diffusione (metastasi) e dell’angiogenesi (il meccanismo tramite cui le cellule tumorali si procurano il nutrimento)
  • Attivazione delle citochine prodotte dal sistema immunitario (interferoni, interleuchine, tumor necrosis factor).
    L’editoriale pubblicato a Ottobre 2019 sul PDQ (Physician Data Query https://www.cancer.gov/publications/pdq)- un database dell’NCI americano (National Cancer Institute) che contiene informazioni su farmaci e terapie (comprese quelle di supporto e palliative) basate su evidenza scientifica contro il cancro – è dedicato alla terapia di supporto con funghi medicinali. Nel documento si riporta come in Cina e Giappone tali funghi (in particolare Reishi, Shiitake e Maitake) siano utilizzati nel trattamento di pazienti sottoposti a radio o chemioterapia da più di 30 anni. Il razionale del loro utilizzo risiede nel fatto che numerosi studi hanno evidenziato un effetto positivo dei funghi medicinali sulla risposta immunitaria dei pazienti, tramite l’attivazione di cellule immunitarie quali monociti, cellule natural killer e cellule dendritiche. L’azione pare sia dovuta alla presenza dei polisaccaridi ad alto peso molecolare, anche se potrebbero essere coinvolti anche altri componenti del fungo. In aggiunta a ciò, i funghi medicinali risultano generalmente ben tollerati dai pazienti in terapia.

All’interno dell’editoriale vengono citati alcuni studi, che riportiamo qui di seguito.

In uno studio condotto in Cina su 36 pazienti con cancro ai polmoni in stadio avanzato è stata somministrata una frazione di polisaccaridi estratta dal Reishi (1800 mg 3 volte al giorno) in associazione alla chemio o alla radioterapia già in corso. Dopo 12 settimane di somministrazione combinata alcuni pazienti hanno mostrato un miglioramento della risposta immunitaria, misurato in termini di conta leucocitaria (numero di globuli bianchi) e attività delle cellule natural killer. Un’altra parte dei pazienti, tuttavia, non ha evidenziato benefici .

Un analogo studio è stato condotto su pazienti affetti da cancro al colon-retto, con i medesimi risultati non conclusivi [7].

In Giappone, invece, è stato condotto uno studio su 225 pazienti con formazioni precancerose al colon retto, di tipo ancora benigno. A 123 pazienti è stato somministrato un estratto di Reishi per 1 anno, mentre ai restanti 102 non è stato somministrato nulla. Al termine dei 12 mesi è stata eseguita su tutti i pazienti una colonscopia, che ha evidenziato una diminuzione del numero e della dimensione delle lesioni solo nel gruppo trattato col Reishi, a suggerire un potenziale effetto preventivo del fungo nei confronti della formazione di tumori intestinali .

Secondo quanto riportato da un lavoro di revisione della Cochrane del 2016, a fronte delle carenze metodologiche degli studi sull’uomo pubblicati finora, si è quantomeno osservato che i pazienti che hanno ricevuto il Ganoderma Lucidum in associazione a radio e chemioterapia hanno manifestato una risposta maggiore rispetto alla terapia convenzionale da sola. Per contro, il fungo da solo non ha avuto altrettanta efficacia.

Inoltre, in 4 degli studi esaminati, i pazienti hanno riferito un miglioramento delle condizioni generali di salute e qualità di vita in caso di assunzione del G.Lucidum in associazione alla terapia convenzionale.

Se dunque non ci sono prove scientifiche sufficienti per suggerire l’utilizzo del Reishi come terapia di prima scelta, potrebbe comunque rappresentare una buona strategia complementare, in ragione del potenziale effetto stimolante sul sistema immunitario e potenziante del chemioterapico. Dal punto di vista del profilo di sicurezza, sono stati registrati solo effetti collaterali minimi (lieve nausea e insonnia) e nessun episodio di tossicità ematica o a carico del fegato.

Dose

Il Reishi in commercio si trova sotto forma di estratto secco in polvere, venduto tal quale o formulato in capsule o compresse, come integratore alimentare.

Secondo quanto riportato sul sito Medline Plus, il servizio di informazione online del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti (NIH), non esiste al momento una base scientifica sufficientemente solida per poter determinare la dose eventualmente efficace e sicura dei funghi medicinali.

In generale, nei prodotti in commercio il dosaggio suggerito è di 2-3 g/die.

Effetti collaterali

Secondo la American Herbal Pharmacopoeia, il Reishi è indicato tra le erbe di classe 1 – il che significa che può essere consumato in sicurezza da individui sani, purché in modo appropriato. Anche se in letteratura non sono riportati effetti collaterali degni di nota, gli individui più sensibili potrebbero manifestare sintomi quali

Lievi disturbi gastrici
Diarrea
Rash cutaneo


Per quanto concerne le interazioni con i farmaci, Medline Plus raccomanda prudenza in caso di assunzione concomitante di

Antidiabetici
Antipertensivi
Anticoagulanti

Bibliografia: FarmacoeCura.it – La salute spiegata in parole sempliciReishi – Ganoderma Lucidum (freelandtime.com)

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